Sono un Medico, specialista in Psichiatria. Ho conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia nel lontano 1977, trentacinque anni fa, quando ancora non esistevano, nemmeno nella fantasia futuristica di qualche “illuminato”, i test di ammissione alla Facoltà di Medicina ed alle altre Facoltà cosiddette “a numero chiuso”. Se ci fossero stati anche allora, molto probabilmente non li avrei superati e così ora non sarei un medico e men che meno uno psichiatra con buona fortuna delle povere persone che a me si rivolgono e si sono rivolte in questi anni, per avere aiuto e con la mia orgogliosa pretesa di curarLe.

Ma i test non c’erano, non erano stati inventati e l’accesso alle Facoltà universitarie era libero e ogniuno era libero di cimentarsi con gli studi universitari, libero di rendersi conto spontaneamente, strada facendo, se essi studi fossero fatti per lui e lui fosse alla loro altezza, o se viceversa la strada intrapresa non fosse confacente e fosse necessaria una revisione dei propri programmi.

Lo stesso compito era demandato, dall’altra parte della cattedra, ai nostri docenti che spesso con fare paternalistico e comprensivo, di fronte ai nostri insuccessi, ci facevano capire o ci dicevano esplicitamente che non eravamo tagliati per quegli studi e quanto non fosse opportuno perdere tempo insistendo caparbiamente su questi.

Altre volte, non infrequentemente, delle difficoltà negli studi potevano essere legate a patologie o problematiche intercorrenti, che ci bloccavano su un esame o ci impedivano temporaneamente di continuare. Io stesso sono stato vittima di questo problema per una grave depressione che mi colpì nel bel mezzo dei miei studi universitari e che comportò una dolorosa interruzione di questi, depressione che fu curata e guarì, fortunatamente, tanto da permettermi di riprenderli con successo. Ma questa è un’altra storia.

Ma torniamo al test, o meglio ai test di ammissione alle Facoltà universitarie.

Si è sempre detto e si studia in tutti i libri di Storia che nel suo lento cammino, l’Umanità e la Civiltà sono sempre progredite e si sono sviluppate andando sempre più verso un concetto di democrazia ed uguaglianza tra gli esseri umani, che solo pochi secoli addietro era inimmaginabile, comportando un severo e profondo mutamento nelle nostre coscienze.

Si pensi solamente che nel 1800 lo schiavismo era presente ed accettato anche in società progredite e che la Guerra di Secessione negli Stati Uniti venne combattuta proprio su questo fronte, contrapponendosi l’ideologia degli Stati del Nord con a capo Lincoln contrari allo schiavismo e degli Stati del Sud a questo favorevoli.

Si pensi solamente che quello stesso schiavismo in quasi tutti i codici penali dei paesi civili è considerato ora un gravissimo reato di riduzione in schiavitù.

Basta solo questo a far riflettere come proceda e in quale direzione il cammino dell’Umanità.

Pensiamo anche solo per un attimo alle guerre di religione, alla Santa Inquisizione, alla lotta agli eretici e oggi la libertà di culto è considerata un bene inalienabile, come la libertà di pensiero e di stampa.

Esiste, e qui torno al tema che mi è caro, anche ed inalienabile una libertà di istruzione  espressa, protetta e difesa da uno specifico articolo della nostra Costituzione, per cui ciascuno è libero ed ha il diritto di adire alla istruzione che desidera.

E qui insorgono i problemi soprattutto costituzionali che tuttora mi stupisco non siano sollevati.

Se sono libero di adire alla istruzione che desidero e che voglio darmi, può essere limitato o proibito il mio accesso alla Università da un test e da un numero chiuso?

Può essere impedito il mio desiderio e la mia volontà di diventare medico dalla risposta a domande di un test?

Ci può essere un test e quindi una selezione basatasi su un numero chiuso a contraddire, a opporsi palesemente e esplicitamente alla mia libertà e al mio diritto allo studio sancito dalla Costituzione?

A me appare come una contraddizione in termini di lapalissiana evidenza e se questa non viene rilevata ed evidenziata, debbo ahimè pensare che ciò corrisponda a biechi calcoli di opportunità politica ed economica, di imposizione dall’alto che nulla hanno a che fare con un paese libero e che si autoproclama democratico.

Allora coerentemente voglio che si dica che la libertà di istruzione è solo un bel concetto, destituito di ogni valore e di ogni significato reale.

Voglio che si dica esplicitamente che non sono libero di scegliermi il mio futuro, se vedo quello nel mio desiderio di essere medico, o ingegnere, o farmacista, o veterinario o odontoiatra, o altre professioni che hanno bisogno, per essere espletate di studi universitari, guarda caso, a “numero chiuso”.

E non mi si venga a dire che tutto questo è fatto nell’interesse degli studenti, per assicurare loro degli studi migliori essendo essi in numero minore.

Ferme rimanendo infatti le obiezioni di cui sopra, credo e ritengo che nel rispetto della libertà di ogniuno di adire agli studi, una giusta e legittima selezione naturale, debba e possa avvenire durante gli studi stessi, se nel corso di questi si verifica una incapacità ed inadeguatezza a continuarli, a proseguirli, a portarli a termine, ma non certo uno sbarramento preventivo.

Mi sembra che questo sia il principio che informi e illumini tutto il processo educativo nazionale dalle scuole elementari alle superiori fino al fatidico esame di Maturità.

Perché e per quale motivo il principio si inverte all’Università?

Perché allora, in virtù di tale principio, non stabilire un esame di ammissione al Liceo classico, o a quello scientifico, o a quello linguistico o qualunque altro tipo di scuola con analoghi test di selezione ?

La Legge dovrebbe essere eguale per tutti.

Negando la validità del principio e contestandolo interamente, non dovrei neppure prendere in considerazione la qualità o la validità dei test di ammissione essendo, lo ribadisco, a mio parere incostituzionale la prassi di questa valutazione di ammissione ad un “numero chiuso”.

Ma volendo, per farmi ulteriormente del male, comprendere i criteri secondo cui questa selezione viene espletata, mi sembra evidente che se detta selezione venisse praticata con un semplice sorteggio e quindi affidata esclusivamente alla sorte cieca, sarebbe comunque più giusta, legittima, comprensibile e accettabile, di quanto lo sia adesso.

Esaminando alcune domande di quest’ultimo anno e comparandole con quelle degli anni trascorsi, mi è sembrato di tornare indietro con gli anni a quei quiz di televisiva memoria che alcuni di noi meno giovani ricordano: “Lascia o raddoppia”, “il Rischiatutto” e mi fermo qui per carità nei confronti di chi legge.

A parte la famosa domanda dell’anno scorso riguardante la preparazione della famosissima “Grattachecca” e sulla quale scrissi un articolo, voglio produrre solo alcuni esempi di quelle riferite a quest’ultimo anno per suffragare il mio discorso:

In che anno è stato costruito il muro di Berlino?

Qual è il contrario di etereo?

Qual è il sinonimo di fallace?

A cosa è intollerante chi è celiaco?

Quale vaccino non è più obbligatorio?

Quale tra questi numeri è in matematica un quadrato perfetto?

Chi ha scritto i Canti di Castelvecchio?

Quale stato tra Jugoslavia, Polonia, Croazia,Cecoslovacchia e Albania non era indipendente negli anni ottanta?

Cosa avviene durante il ciclo di Krebs?

Qual è l’anno di nascita di due persone della stessa età, nate entrambe di martedì, ma una l’8 febbraio e l’altra l’8 marzo?

Nel calcolo dell’Imu per quale numero è moltiplicata la rendita catastale?

Nobel italiani: ordinare dal più antico al più recente.

Sono quesiti che si commentano da soli, e mi chiedo con quale criterio, nella mente di chi li ha ideati, essi potrebbero o dovrebbero valutare le attitudini di un aspirante studente per la Facoltà di Medicina.

Quelli di cultura generale fanno parte di un bagaglio culturale individuale che già è stato vagliato e valutato nella sede apposita, ossia nell’Esame di Maturità che chi aspira all’Università necessariamente deve aver superato, mentre quelli più specificatamente biologici (ciclo di Krebs – vaccino non più obbligatorio – morbo celiaco) fanno parte e si riferiscono ad insegnamenti specifici che lo studente di Medicina riceve nel corso degli studi e non è tenuto a conoscere prima.

Sul quesito riguardante l’Imu calo opportunamente un velo pietoso.

In trentacinque anni di professione mai nessun paziente mi ha chiesto quale tra questi numeri è in matematica un quadrato perfetto, o l’anno di nascita di due persone nate entrambe di martedì, ma una l’8 febbraio e l’altra l’8 marzo, oppure l’anno in cui è stato costruito il muro di Berlino….eppure faccio lo psichiatra.

Concludo questa lunga elucubrazione con una costatazione che feci non appena mi venne consegnata la Laurea in Medicina e successivamente fui abilitato alla professione: è stata valutata in questi anni la mia preparazione tecnico-scientifica ad esercitare da domani la professione di Medico, con tutte le responsabilità morali e materiali che essa comporta, ma nessuno, dico nessuno, ha valutato in primis la mia salute e integrità psichica, ma neppure le mie capacità umane, morali, il senso di responsabilità, il mio equilibrio psichico, indispensabili per svolgere con correttezza una professione così delicata. Mi sembra tuttora una grave lacuna.

Grazie per avermi letto fin qui.

 

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