Psichiatria nella Storia

 

Accanto alla passione per la Psichiatria, per il Teatro, Per il Cinema e la Letteratura, nutro una passione sconsiderata per la Storia, nata però e per fortuna, non sui banchi di scuola, quando essa era una delle tante materie di studio, neppure particolarmente amata per la sua caratteristica di dover essere mandata a memoria come anonima e fredda cronaca ed elencazione di fatti, guerre e date susseguentesi con inquietante incalzare cronologico, senza che in essi fosse riscontrabile alcuna partecipazione emotiva.

La passione è sorta successivamente, quando già psichiatra, mi è capitata casualmente tra le mani una biografia, la biografia di un personaggio storico neppure tanto importante o amato dai contemporanei o i posteri, Maria Antonietta d’Austria consorte sfortunata di Luigi XVI, re di Francia la quale, come tutti sanno, perse, assieme a suo marito, la testa sulla ghigliottina della Rivoluzione Francese.

“Maria Antonietta” di Stefan Zweig, il meraviglioso scrittore viennese morto suicida, assieme alla giovane moglie, in Brasile ove si era rifugiato in quanto ebreo, nel 1942, non resistendo al dolore per la persecuzione nazista nei confronti del suo popolo, “Maria Antonietta” è stata il mio mentore nel mondo della Storia, con Lei è avvenuta la mia iniziazione in questo meraviglioso scenario, in questo fantastico caleidoscopio pieno, ricchissimo, non di fatti e date, come avevo sempre creduto, ma piuttosto di uomini come noi, come tu che mi leggi e me, uomini perfettamente uguali a noi, anche se appartenuti ad un passato più o meno lontano, uomini con tutti i loro sentimenti, le loro passioni, le loro incertezze e debolezze, ma anche nobiltà, non disgiunte, al contrario strettamente legate, alle miserie, inalienabili dalla esistenza umana, anzi proprio quelle, che la rendono così umana.

Dopo “Maria Antonietta”, in preda ad un delirio conoscitivo-storico ho letto tutte le altre biografie scritte da Stefan Zweig, questo meraviglioso scrittore, appartenente a quel “Circolo viennese” di cui fecero parte anche Arthur Schnitzler, Joseph Roth e Franz Werfel, dai quali ho imparato, sull’animo umano molto di più di quanto abbia appreso dai testi classici di psichiatria: “Fouchè”, “Maria Stuarda”, “Erasmo da Rotterdam”, “Magellano” e poi anche “Tre Maestri”(Balzac,Dickens, Dostoevskij) e ancora “La lotta col demone”(Holderlin, Kleist, Nietzsche) e ancora “Casanova”, “Stendhal”, “Tolstoj”, “Mesmer”, “Freud”, “Calvino”.

Finalmente la Storia scritta, non dai fatti e dagli eventi, dalle guerre e dalle immancabili paci, ma dagli Uomini stessi che ne furono i protagonisti e che quegli eventi determinarono e provocarono, spinti spesso e mossi, non da una fredda e asettica logica e calcolo politico, come potrebbe apparire a posteriori, ma spesso da stati d’animo, emozioni, passioni, amori e odi irrazionali, incomprensibili simpatie o indomabili antipatie, incoercibili superstizioni, malattie del corpo e dell’animo, insomma quegli stessi fattori, quegli stessi agenti che condizionano e determinano, anche oggi le nostre scelte attuali, al di sopra spesso ed al di là di ogni logica razionale.

Intendo dire con questo, che spesso nella lettura e nella interpretazione, a posteriori, dei fatti storici, non si tiene conto e si trascura l’importanza di quel “fattore umano” invece sempre così presente e condizionante, determinante addirittura, nelle scelte e decisioni, nella causalità degli eventi, oggi, come ieri, spesso al di sopra e contro ogni logico, prevedibile e riproducibile ragionamento.

Ecco allora spiegata, svelata l’importanza fondamentale e la necessità insostituibile di conoscere, di comprendere, di interpretare gli sviluppi di personalità e le strutture caratteriali di personaggi del passato e di protagonisti del presente che hanno fatto la Storia di ieri e fanno la politica di oggi, quella che sarà la Storia di domani.

In quest’ottica lo psichiatra si lega e si associa allo storico dilettante, cercando nel carattere e nella personalità degli uomini che hanno fatto e fanno la Storia, una chiave di lettura psicologica e non solo politica, dei loro comportamenti, decisioni, determinazioni, iniziative che hanno segnato o mutato il corso degli eventi.

In quest’ottica chi come me è un ammiratore di Giovanbattista Vico e dei suoi “corsi e ricorsi storici” non potrà non trovare in questo “fattore umano” comune e sempre eguale a se stesso pur nella diversità delle epoche storiche, una elegante dimostrazione della tesi di Vico secondo cui “la Storia si ripete”. Se infatti il “fattore umano” ossia l’essenza stessa della umanità, protagonista e artefice della Storia è rimasta immutata e fedele a se stessa, perché le umane vicende non dovrebbero ripetersi, riproponendo, con straordinaria e inquietante similitudine le stesse circostanze? Il periodo attuale per esempio, non somiglia forse drammaticamente a quello immediatamente precedente allo scoppio della I guerra mondiale?

Il filosofo greco Teofrasto autore de “I caratteri” antesignano e precursore della caratterologia e della fisiognomica, così si espresse con grande e acuta lucidità: “nel carattere di un uomo è scritto il suo destino” nel senso che noi non sappiamo in quali eventi, favorevoli, o sfavorevoli egli si imbatterà, ma conoscendo il suo carattere noi sappiamo, o possiamo prevedere come a questi egli reagirà.

La Storia allora, quella passata e quella presente, ci offre una meravigliosa, stupenda vastissima galleria di personaggi e di loro caratteri. Non ci resta allora che investigarli per leggere sotto una nuova luce, con una nuova chiave interpretativa, i loro comportamenti, che altrimenti a volte potrebbero apparire assurdi, incomprensibili, addirittura folli.

Mussolini ad esempio, dopo la seduta del Gran Consiglio del Fascismo, del 25 Luglio, vistosi tradito dai suoi fedeli più vicini, potrebbe essere caduto in una violenta depressione, plausibile nella sua personalità, depressione che lo avrebbe portato, da quel momento in poi, ad un atteggiamento rassegnato e di accettazione passiva delle scelte degli altri e degli eventi, incapace di prendere decisioni autonomamente e quasi passivo nell’andare incontro alla sua fine.

Il Presidente Roosevelt a Yalta era letteralmente succube di Stalin, tanto da far pensare addirittura ad un innamoramento omosessuale.

Churchill soffriva di ripetuti e frequenti episodi di gravissima depressione e la condotta della guerra ne venne condizionata. Solo così si spiegano certe esitazioni, certi drammatici ritardi nel prendere decisioni importanti, in particolari momenti della sua vita.

Ponzio Pilato soffriva di emicrania e se in quel fatidico giorno in cui “si lavò le mani”, doveva essere affetto da una delle sue crisi, non mi stupisce, da emicranico quale sono, che nulla gli importasse della sorte di uno sconosciuto chiamato Gesù, solo desideroso di sottrarsi al tormento di una folla urlante.

Come non pensare che la Storia di Roma sarebbe stata diversa, se prima Cesare e poi Antonio non fossero stati irretiti dal fascino di Cleopatra? Cleopatra che cercò di forzare il cuore anche di Ottaviano Augusto, ma senza risultato, forse perché, come si dice, egli fosse di gusti omosessuali.

Tutto ciò vale per il passato, ma lo stesso discorso si può fare, naturalmente anche per il presente

 

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