Psichiatria nel Teatro

 

Quando, anni addietro ho diretto un Istituto di Riabilitazione per pazienti psichiatrici, nome altisonante per intendere una Istituzione ove vengono ricoverati, dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici, i pazienti che per la loro patologia e il loro conseguente grado di disabilità psico-fisica, non possono vivere presso le loro famiglie, o che famiglie in grado di accoglierli ed accudirli non hanno, sono rimasto sempre colpito, strabiliato addirittura, per le loro inattese, inimmaginabili ed inspiegabili capacità recitative, di cui ebbi per la prima volta casualmente ed occasionalmente modo di rendermi conto ed apprezzarle, in concomitanza con le festività natalizie, quando il personale di assistenza, dilettantescamente e con grande buona volontà metteva in scena recite natalizie a beneficio dei familiari, generosamente in quei giorni memori dei loro parenti meno fortunati.

Da qui, il pensiero di organizzare, un “Presepe vivente” a beneficio dei pazienti stessi è stato immediato e prontamente realizzato, con successivi perfezionamenti ed ampliamenti negli anni successivi.

Ciò che ancora mi stupisce e mi commuove, ricordando quei tempi e quella esperienza è la straordinaria capacità di questi pazienti, di trasformarsi, di mutarsi di immedesimarsi, di “guarire”, purtroppo solo temporaneamente dalla loro patologia, quando venivano chiamati a recitare, quando indossavano i panni di Giuseppe, della Madonna, dei Rè Magi, di un umile pastore o di un centurione romano, di un oste della locanda o di un povero artigiano.

Pazienti devastati nello spirito da una gravissima patologia psichica che li costringeva a rinunciare alla propria dignità, al proprio pudore ai propri affetti, costretti ad essere accuditi anche solo per mangiare, che improvvisamente si trasformavano in Attori seri, capaci, attenti, perfetti, non appena indossavano gli abiti di scena e venivano chiamati a recitare la loro parte, spesso minima, a volte addirittura muta, ma comunque la loro parte, non appena venivano chiamati ad essere non più oggetti di cure e accudimento, ma soggetti protagonisti, seppur a volte per una sola battuta, o anche nessuna.

E’ una esperienza che mi è rimasta nel cuore, che mi ha insegnato moltissimo, come psichiatra e come uomo, che mi ha permesso di comprendere, attraverso la lente della patologia, quale straordinaria importanza abbia la recitazione nella esistenza umana, quale straordinaria esperienza sia rappresentata dalla possibilità di uscire dal proprio ruolo abituale e rivestire, seppur per un tempo limitato, i panni di un personaggio, di “un altro da me”. Questo vale per la persona malata e ancor di più per la persona sana, naturalmente.

Ma se è vero che la Psichiatria si serve della recitazione, del Teatro, come strumento terapeutico per curare è anche vero il contrario, ossia che il Teatro si è servito e si serve spesso della Psichiatria, della Psicologia per costruire, per dar corpo, per caratterizzare, per rendere vivi e viventi i suoi personaggi di fantasia, nati dalla capacità creativa dell’Autore, che deve necessariamente vederli vivi davanti a sé, per descriverli, per farli recitare, per far vivere le loro passioni, i loro dolori, i loro struggimenti, le loro umanissime vicende, le loro miserie e le loro nobiltà, per, in ultima analisi, consegnarceli vivi e viventi a noi spettatori, chiamati ad emozionarci per loro e con loro.

Ed allora ecco spiegata la presenza di uno psichiatra, come me, in una Accademia, in una scuola di Arte, in una scuola dove si impara a recitare, a dirigere gli attori, a scrivere di teatro, di cinema, di televisione, ad essere uomini.

E allora andiamo a incominciare.

 

 

Shakespeare Amleto. Atto I

 

“Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto
con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e
a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso:
e dell’azione perdono anche il nome…”

 

La depressione di Amleto   La schizofrenia di Ofelia

 

Pirandello: “Enrico IV”   La fuga nella follia per sopravvivere. “E ora insieme per sempre”

 

Pirandello: “Così è se vi pare”. Delirio a due. Il signor Ponza e la signora Frola. Chi dei due è malato e delirante? O malati entrambi? “Io sono colei che mi si crede”

 

Pirandello: “Vestire gli ignudi” Ognuno conosce bene la propria verità, misera spesso, ignuda, disonorevole, ma ognuno cerca di rivestirla, di abbellirla, con panni che non le appartengono.

 

Pirandello “La vita che ti ho dato” Il “lavoro” del lutto. “E ora è morto veramente”

 

Pirandello “Pensaci Giacomino” Dare ancora un senso alla propria vita, quando essa volge al termine

 

Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore” Il teatro nel teatro. Il dramma di una vita incompiuta.

 

Pirandello “Il berretto a sonagli” La corda civile, la corda saggia e la corda pazza. Cosa ne avrebbe pensato Freud?

 

Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca” Come affrontare la morte, quando si è consapevoli che essa è alle porte.

 

Thornton Wilder “Piccola città” Il senso della vita. “Che strana la vita. La si comprende solo quando si è morti”

 

Tennessee Williams “Lo zoo di vetro” Il rapporto tra una madre isterica e sola e i figli. Il dramma della timidezza e la condanna ad una vita schiva. Il rifugio in un mondo fantastico ma pregno di sentimento.

 

Tennessee Williams “Un tram che si chiama desiderio” L’amore e la passione. La follia

 

Tennessee Williams “La gatta sul tetto che scotta” L’omosessualità”

 

Tennessee Williams “ Improvvisamente l’Estate scorsa” Incesto e omosessualità

 

Jean Paul Sartre Il teatro di situazione. Il dramma della esistenza umana prigioniera nella propria solitudine.

 

Shakespeare “Antonio e Cleopatra” Il dramma esistenziale di due persone vittime dei personaggi che sono costretti ad interpretare.

 

Arthur Miller “Morte di un commesso viaggiatore” Il rapporto tra padri e figli. Il fallimento di una vita. Il suicidio come riscatto

 

Shakespeare “Giulio Cesare” “E Bruto è uomo d’onore”

 

Shakespeare “Otello” Non solamente il dramma della gelosia, ma anche. la ineluttabilità della vendetta. La colpa e l’espiazione.

 

Gorge Bernard Shaw “Candida” La vera forza è nella apparente debolezza, nella abitudine alle sconfitte

 

Moliere “Il malato immaginario” L’ipocondria ante litteram. Un solo errore: Il titolo.

 

Giuseppe Giocosa “Come le foglie” Padre e figli. Il dramma della borghesia “Come le foglie che il vento disperde”

 

Edmond Rostand “Cyrano de Bergerac”. L’amore come sacrificio di se stesso

“Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto/ un poco più da presso , un più preciso patto, / una confessione che sigillar si vuole / un apostrofo roseo messo tra le parole / “t’amo; un segreto detto sulla bocca, un istante / d’infinito che ha il fruscio di un’ ape tra le piante.

 

 

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