Una volta i genitori lavavano la bocca col sapone, ai bambini che dicevano le parolacce, ma oggi che i sistemi educativi sono cambiati in senso liberale, i bambini continuano a dirle come allora e naturalmente anche gli adulti. Abbiamo sempre detto le parolacce da quando l’uomo si esprime con un linguaggio articolato e sempre continueremo a dirle, anche se in tempi moderni l’uso di queste è diventato molto più comune e meno penalizzato, anzi forse addirittura accettato e quasi approvato. Ma perché le diciamo? Perché ci danno un gusto ed un piacere insopprimibile? Perché ci sfuggono e le pronunciamo quasi automaticamente? Le parolacce rappresentano un moto liberatorio delle nostre emozioni, rappresentano uno sfogo consentito della nostra emotività, sotto forma di rabbia, di frustrazione, di aggressività repressa, forse a volte troppo trattenuta e compressa, per educazione, per convenzioni sociali, anche per timidezza e timore di reazione da parte degli altri. Non a caso e senza ragione, esse si riferiscono prevalentemente al sesso in senso lato, essendo la sfera sessuale a forte valenza emotiva e spesso vittima di tensioni, frustrazioni, ansie e insoddisfazioni, anche paure. Le parolacce sono appannaggio prevalentemente del sesso maschile, perché è propria di questo sesso una forte aggressività, di cui esse sono espressione diretta. Quando le donne dicono le parolacce, lo fanno per imitazione, per desiderio di eguaglianza, ma non sorgono altrettanto spontanee come nei maschi e suonano innaturali. Le parolacce stanno agli uomini, come le lacrime stanno alle donne, nella espressione della reciproca emotività.

Discorso a parte merita la bestemmia, certamente meno immediata, impulsiva ed irrefrenabile della semplice parolaccia ma legata piuttosto ad un più complesso ed elaborato meccanismo offensivo, verso Chi, ci si creda o meno, immaginiamo al di sopra di noi.

me s� od�Ά �� r compreso, o frainteso, ma le parole del Papa riferite tra virgolette mi sono apparse di una chiarezza indiscutibile e fuori discussione. Per chi non avesse avuto modo di leggere la notizia e conoscere a questo proposito il pensiero del Papa, riporterò anch’io tra virgolette le parole pronunciate dal Papa, così come le ho lette, perché anche Voi possiate farVi una opinione a proposito: “I tentativi di rendere il matrimonio tra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un’offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

 

Premesso che le parole del Papa, liberissimo di esprimere il proprio pensiero e il proprio personale convincimento in ambito religioso, mi appaiono ancora una volta come una indebita, non richiesta ingerenza negli affari di uno, o di più Stati sovrani, che dovrebbero essere liberi di legiferare, laicamente, secondo la ben nota e famosa frase di Camillo Benso di Cavour “libera Chiesa in libero Stato”, ingerenza cui siamo ahimè abituati tanto da non esserne più offesi o sconcertati, mi chiedo da questa mattina con angosciante e lacerante assiduità, cosa mai c’entrino le nozze tra persone omosessuali con la salvaguardia della giustizia e soprattutto della pace. Forse che i matrimoni tra persone omosessuali, ove venissero giuridicamente riconosciuti, rischierebbero di scatenare una terza guerra mondiale? Oppure una guerra di religione come quelle cui assistiamo anche attualmente e abbiamo studiato nei libri di Storia?

Sarei felice se il Papa mi e ci illuminasse riguardo a questo pericolo.

Ma la suddetta ingerenza del Papa e della Sua Chiesa negli affari interni di Stati che dovrebbero essere sovrani non si ferma qui, ma va ben oltre quando si affronta la vexata quaestio dell’aborto e della eutanasia. Ancora una volta, a riprova di quanto sostengo, riferisco tra virgolette le parole del Papa: “E’ un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia”.

Ribadendo il concetto che proprio non capisco cosa mai c’entrino con la conservazione della pace, l’aborto e l’eutanasia, l’esortazione del Papa, tra le righe, è e la leggo non intendendo possibile altra interpretazione, come una implicita esortazione alla disobbedienza, sotto forma di” obiezione di coscienza”, a leggi e misure governative. Non aggiungo altro, se non che il fatto mi sembra particolarmente grave e intollerabile.

 

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