Nazisti con guanti bianchi

 

Confesso che non presto molta attenzione ai discorsi pubblici del Papa, perché non credo nella Sua autorità spirituale e perché, con tutto il rispetto, mi sembrano drammaticamente banali e pieni di ovvietà, ovviamente per lo più condivisibili, ma che generano un grande consenso di pubblico e mediatico, solo perché provengono dal Suo pulpito. Se fossi io a dire le stesse cose, verrei tacciato, come minimo, di superba e ingenua banalità.

Ma un discorso del Papa, pronunciato alla Delegazione del Forum delle Associazioni familiari, ascoltato da me casualmente, ha suscitato tutto il mio stupore e la mia indignazione, indignazione per i contenuti e stupore, perché nessuna voce si è levata a contestare, o anche semplicemente a criticare, le parole del Santo Padre.

E allora, indegnamente e modestamente, impugno la penna e scrivo, per manifestare, con il dovuto rispetto, tutta la mia indignazione e avversione di uomo laico, di medico, di psichiatra, per una presa di posizione, che rispetto e comprendo nel contenuto, provenendo da un uomo di Chiesa, ma che rigetto e rifiuto per le argomentazioni addotte, che ritengo false, pretestuose, e non rispettose nei confronti delle persone che si sono trovate, Loro malgrado, a dover fare scelte dolorosissime, difficilissime e cariche di dubbi morali, in circostanze di vita che non hanno cercato, ma hanno dovuto affrontare con coraggio e spesso in piena solitudine.

Non credo, soprattutto quando il giudizio proviene da una Figura di tale rilievo, che un problema così grave e così complesso, nonché dolorosissimo, possa essere risolto, sic et simpliciter, con una “sentenza” lapidaria quanto falsa, ma suggestiva per chi ingenuamente la accoglie senza spirito critico, provenendo da quella che viene considerata una Autorità insindacabile.

Ma non voglio lasciare ancora in ansia Chi incautamente mi legge. A cosa si riferisce la mia indignazione?

Alle ennesime parole pronunciate dal Papa contro l’interruzione di gravidanza, e fin qui non sarebbe una novità, ma questa volta gli strali del Santo Padre si sono rivolti, con parole che hanno suscitato la mia incredulità, prima che la mia indignazione, contro la pratica medica, in atto in tutti i paesi civili del mondo, di operare alcuni esami clinici, già dai primi mesi di gravidanza, per valutare la salute del nascituro.

Le Sue parole sono state :”E’ diventato di moda fare certi esami nei primi mesi di gravidanza per vedere se il bambino non sta bene. E se è così la prima ipotesi è quella di far fuori un innocente per avere una vita tranquilla”.

Credo che sarebbero sufficienti già queste parole, a suscitare stupore e indignazione, per la superficialità con cui viene trattato un dolorosissimo argomento e per le conclusioni affrettate e pretestuose, nonché offensive, ma avendo un organo di stampa riportato integralmente il testo del discorso, preferisco trascriverlo, affinché ciascuno possa trarne le proprie conclusioni.

– “I figli si accolgono come vengono, come Dio li manda, come Dio permette – anche se a volte sono malati. Ho sentito dire che è di moda, o almeno è abituale, nei primi mesi di gravidanza fare certi esami, per vedere se il bambino non sta bene, o viene con qualche problema… La prima proposta in quel caso è: “Lo mandiamo via?”. L’omicidio dei bambini. E per avere una vita tranquilla, si fa fuori un innocente”.

“Quando ero ragazzo la maestra ci insegnava storia e ci diceva cosa facevano gli spartani quando nasceva un bambino con malformazioni: lo portavano sulla montagna e lo buttavano giù, per curare “la purezza della razza”. E noi rimanevamo sbalorditi: “Ma come, come si può fare questo, poveri bambini!”. Era un’atrocità. Oggi facciamo lo stesso. Voi vi siete domandati perché non si vedono tanti nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici, tanti, non tutti, è fare la domanda: “Viene male?”. Lo dico con dolore. Nel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi”.

Forse il Santo Padre non sa, o non è stato informato che la prassi di certi esami, nei primi mesi di gravidanza, non è “una moda” di noi medici che ci entusiasmiamo per le novità, ma piuttosto una pratica in atto in tutti i paesi civili del mondo e altresì, che in Italia esiste una Legge, la 194 che consente l’aborto terapeutico dopo i primi 90 giorni di gravidanza in due casi: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie, o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

In più, la Legge non ne parla esplicitamente, ma lo faccio io in quanto la cosa mi riguarda personalmente come psichiatra che spesso si è trovato coinvolto in tali situazioni, la Legge non prende in considerazione il problema più importante, doloroso e angosciante, ossia il dramma morale, personale, umano, esistenziale, di due genitori che vengono a sapere, improvvisamente, che il proprio figlio, atteso con amore e trepidazione, non nascerà sano come tutti gli altri, ma fin dalla nascita porterà, in sé e su di sé, anomalie o malformazioni gravi, incurabili e che lo accompagneranno per tutta la vita.

E spetterà a Loro, e solo a Loro, decidere se interrompere, con immenso dolore, questa gravidanza attesa e desiderata, assumendosi intera la responsabilità di porre fine ad una vita in embrione, impedendo la nascita di un figlio che soffrirà per tutta la propria esistenza le pene ed i traumi di una disabilità, oppure e viceversa, portare avanti questa gravidanza, ora però, consci e consapevoli di ciò che comporta e comporterà per loro e più ancora e soprattutto per il loro figlio, durante tutta la vita.

Questa seconda ipotesi racchiude in sè la responsabilità enorme, gravosissima, lacerante, pesantissima, di portare avanti una vita in embrione, che dal momento della nascita, non sarà come quella di tutti gli altri bambini nati sani, condannando inesorabilmente, da quel momento, il proprio nascituro ad una esistenza che sarà, con tutta probabilità, difficile e dolorosa, diversa comunque da quella di tutti gli altri nati sani.

Prevedo e prevengo già una obiezione. Come medico, infatti, sono perfettamente consapevole che tutti noi, in vita, chi più chi meno, ci ammaliamo di malattie che hanno accompagnato e accompagnano l’esistenza dell’essere umano e non solo, ma queste malattie sono un accidente non voluto e soprattutto non previsto e tutti noi sappiamo, fino alla noia, che prevenire è molto meglio che curare, che salvaguardarci dalle malattie è molto più utile e proficuo che cercare di curarle.

Ma queste malattie intervengono e ci sorprendono, alcune acutamente e all’improvviso, altre più subdolamente, come un accidente non previsto e non desiderato, per lo più non conosciuto in anticipo e comunque non sicuramente destinato a realizzarsi. Ben diverso è invece, come è evidente, il caso della nascita di un bambino, che già in anticipo siamo certi, nascerà con anomalie o malformazioni gravi, incurabili, che lo accompagneranno per tutta la vita

Per questi futuri genitori si tratta, come è facilmente immaginabile, di una scelta drammatica, terribile, crudele, lacerante, che spesso li vede soli, a volte addirittura divisi nelle rispettive opinioni, abbandonati per lo più a se stessi, da chi non vuole o non sa assumersi le responsabilità di dare un consiglio.

Più volte mi sono trovato, come psichiatra, ad assistere genitori in questa drammatica scelta, di essere Loro vicino, e di entrare nelle Loro vite in punta di piedi, attentissimo a non lasciar trasparire il mio personale punto di vista, per non rischiare di influenzare la Loro scelta, ma piuttosto cercando di aiutarLi a prendere la propria decisione in piena autonomia e libertà, consapevoli della immensa responsabilità che si sarebbero assunti, qualunque tra le due strade avessero deciso di percorrere.

E ancora più drammatica e lacerante si prospetta la scelta e la responsabilità per questi due genitori, quando essi hanno già un figlio, al pensiero che, se decideranno di portare comunque avanti la gravidanza, su di questo figlio, quando loro non ci saranno più, peserà il compito di prendersi cura del fratello o della sorella venuti al mondo con anomalie o malformazioni gravi.

Ho assistito genitori drammaticamente lacerati e inermi di fronte ad una scelta così grave e definitiva, che, una volta presa, non ammette ripensamenti: Interrompere la gravidanza dopo la sconcertante notizia che il nascituro sarà affetto da anomalie o malformazioni gravi, o assumersi la responsabilità di portarla avanti con la consapevolezza di aver fatto una scelta che ricadrà sulla intera vita futura del nascituro? E forse non solo di lui?

Ho voluto, solo brevemente, superficialmente e inadeguatamente illustrare il dramma psicologico e esistenziale cui ho assistito in queste circostanze, per sottolineare quanto inadeguate, superficiali, e oserei dire anche offensive, mi sono apparse le parole del Santo Padre a proposito di circostanze così drammatiche e difficilissime: “”Ho sentito dire che è di moda, o almeno è abituale, nei primi mesi di gravidanza fare certi esami per vedere se il bambino non sta bene o viene con qualche problema. La prima proposta in quel caso è:-Lo mandiamo via?-. L’omicidio dei bambini. E per avere una vita tranquilla, si fa fuori un innocente”.

Vorrei rassicurare Papa Francesco che, almeno nella mia esperienza, mai ho visto genitori fare una certa scelta, cui Egli fa riferimento, “per avere una vita tranquilla”. Ma anzi, al contrario, proprio quella scelta, coraggiosa, responsabile, dolorosa e vorrei dire anche generosa, non ha per nulla donato Loro una vita tranquilla, per la coscienza della responsabilità che si sono consapevolmente assunti.

Ma ancora di più, assolutamente assurdo, falso, pretestuoso e inconcepibile è l’accostamento, il paragone, che Il Santo Padre suggerisce, tra la situazione precedentemente descritta e il programma di eugenetica nazista, frutto della follia di Hitler e dei suoi gerarchi, progetto cui parteciparono, mi vergogno ad ammetterlo, molti medici complici di quella atroce follia.

“Voi vi siete domandati perché non si vedono tanti nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici, tanti, non tutti, è fare la domanda:-Viene male?-.Lo dico con dolore. Nel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi”.

Ora mi rifiuto di credere che il Santo Padre, nella Sua somma cultura, anche storica, ignori che tra il dramma di genitori costretti ad una scelta comunque dolorosissima e lacerante, qualunque essa sia, e il programma di eugenetica nazista non vi sia alcun elemento, seppur lontanissimo di somiglianza o anche di vicinanza, trattandosi il primo di un fenomeno che investe singolarmente la coscienza di una coppia di genitori in piena solitudine e invece il secondo essendo, al contrario, un fenomeno di follia collettiva, cui l’umanità non è stata mai aliena, ma anzi in molte epoche storiche ha ampiamente coltivato.

Mi riesce, ahimè, molto più facile pensare che Papa Francesco, per sostenere le Sue tesi e dare ad esse maggiore credibilità, abbia, per così dire, forzato un po’ la mano, allo scopo di suscitare nei Suoi ascoltatori una onda emotiva, ben lontana e distante da ogni ragionamento razionale e onesto.

Caro Papa Francesco, mi permetta di dire, con somma umiltà, che così non si fa, non è onesto e soprattutto non rispettoso di chi ascolta e della verità.

Ma soprattutto, e ciò è molto più grave a mio modesto parere, è offensivo nei confronti dei genitori di cui sopra e del loro dramma interiore

Domenico Mazzullo

 

 

 

 

 

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