LA PIZZETTA

 

 

Napoli 17-11-2016 Giovedì

 

Ogni sera, quando finalmente la giornata si conclude e vado a letto, prima di leggere qualche pagina del libro che mi aspetta, il che rappresenta uno dei piaceri più belli e più ambiti della giornata, prima di leggere, dicevo, chiudo gli occhi e non potendo recitare le preghiere, per un minimo di coerenza, come laico e sbattezzato, mi cimento in quello che io chiamo, con nome altisonante, “esame di coscienza”, forse per darmi importanza e dare risalto alla occupazione.

In realtà rievoco entro di me gli accadimenti della giornata, alla ricerca di ciò che in essa è stato significativo, degno di nota, che l’ha caratterizzata ed illuminata, rendendola unica ed irripetibile, ma anche e naturalmente mi chiedo come in essa mi sia comportato, se abbia bene agito, se abbia compiuto il mio dovere, altrimenti che senso avrebbe il nome di “esame di coscienza” attribuito alla pratica?

E questa sera, di ritorno da Napoli, ove in RAI abbiamo registrato due puntate di “Torto o ragione” alias “Verdetto finale”, il senso della giornata appena trascorsa non si è fatto attendere e non è stato difficile reperirlo, essendo stato sempre lì, avanti a me, avanti ai miei occhi tutto il giorno e così lo voglio fissare sulle pagine di questo quaderno di ricordi e voglio anche dargli un nome: “La pizzetta”.

 

Quando arrivo a Napoli, in RAI, ormai il rituale è rigido e sempre identico a se stesso, altrimenti che rituale sarebbe?

Vengo accompagnato in camerino dalla efficientissima e carissima T. Che io affettuosamente ho eletta a capo del cerimoniale di accoglienza di noi ospiti, e qui vengo depositato con le solite materne raccomandazioni di rito:” vai a mangiare, poi in bagno e al trucco e tra un’ora vengo a riprenderti”.

Ossequiente e obbediente a tali ordini perentori, anche questa volta ho compiuto il mio dovere, invertendo solo l’ordine della successione, anteponendo a tutto il bagno, successivamente il trucco e per ultimo il piacere della tavola, da consumarsi al bar interno.

Anche qui, con pedissequa e rassicurante puntualità e precisione, il rituale si ripete, per cui, non appena vengo avvistato da Gigi, dietro il bancone del bar, senza neppure una parola in più, oltre i reciproci e calorosi saluti e abbracci, una “pizzetta napoletana” perfettamente rotonda, prende la strada del forno a microonde per essere riscaldata.

Anche qui il rituale ferreo, non permette eccezioni o variazioni sul tema; da quando sono a Napoli, la pizzetta sempre mi attende, imperturbabile, inalienabile, insostituibile e imprescindibile. Rassicurante sempre.

Quando la pizzetta è ben calda, Gigi la trasferisce in un piatto e la reca a un tavolino del bar, a me destinato e da Lui scelto, a Suo insindacabile giudizio, corredandola di una bottiglietta di acqua gassata, delle posate e di un tovagliolo di carta, profferendo la frase di rito che augura un buon appetito.

Ma questa volta, mentre mi stavo recando al mio desco, animato dalle migliori intenzioni, ho visto entrare, da una porta laterale, una amica della redazione, I. il cui papà è da tempo ammalato di quello che eufemisticamente viene chiamato “un male incurabile”, in senso di incoraggiamento verso chi ne è affetto.

Alla mia domanda di come stesse il papà. I. ha scosso la testa e gli occhi si sono fatti rossi, come non li avevo mai visti. “E’ morto quattro giorni fa, il giorno dopo esserci incontrati noi qui, la scorsa settimana”, mi ha detto tra le lacrime.

“Stava male, come sai, e tu mi avevi detto che da quanto ti riferivo, non ci sarebbe stato ancora molto tempo, ma non credevo che sarebbe stato così poco, che sarebbe avvenuto tutto così presto”.

L’ho abbracciata in silenzio, coprendoLa con le mie spalle e permettendoLe di piangere senza che gli altri se ne avvedessero.

Poi, in silenzio, Le ho permesso di raccontarmi, con tutti i particolari, le ultime ore del papà e le modalità del decesso.

Ho imparato con gli anni, pur senza comprenderne ancora la ragione, che per chi rimane ed ha subito un lutto recente, è di grande aiuto e conforto poter raccontare, con grande dovizia di particolari, le circostanze e le modalità con cui il tutto si è verificato, quasi a voler rivivere, con la vicinanza di chi ascolta, il ricordo di quanto è avvenuto, fissandolo, sempre più indelebilmente nella memoria.

Anche questa volta la prassi si è verificata puntualmente.

Ho lasciato, naturalmente, che I. mi raccontasse tutto con libertà, aggiungendo sempre nuovi particolari, via via che essi sopravvenivano sempre più copiosi alla Sua mente.

Per fortuna I. volgeva le spalle al tavolino ove mi accingevo a sedermi e sul quale giaceva sola e solitaria la mia pizzetta.

Per fortuna, perché altrimenti, intuendo Lei, che fosse la mia pizzetta ad attendermi, la cosa è infatti risaputa e di pubblico dominio, non si sarebbe sentita libera di dilungarsi nel racconto.

Naturalmente la pizzetta, povera ed ignara, era l’ultimo dei miei pensieri in quella dolorosa circostanza, ma così non fu per un’altra Persona.

Con la coda dell’occhio infatti vidi, ad un tratto, Gigi uscire da dietro il banco del bar e silenziosamente dirigersi, senza farsi vedere, verso il tavolino sul quale imperterrita giaceva, in un piatto, muta, la mia pizzetta.

Silenziosamente, con circospezione per non farsi notare, Gigi, avendo intuito la serietà della situazione, aveva recuperato il piatto con la pizzetta, recandola di nuovo verso il forno a microonde, per riscaldarla di nuovo, al momento opportuno.

Non mi aveva rammentato che c’era una pizzetta ad attendermi, non aveva fatto finta di niente, lasciando la pizzetta a raffreddarsi nel piatto, non aveva messo in imbarazzo I., ma aveva invece compiuto con grandissima delicatezza e comprensione un gesto di sincero affetto nei confronti di entrambi noi, silenziosamente, come sempre in silenzio si compiono i gesti importanti e significativi.

Quando ebbi terminato di parlare con I., Gigi, come se nulla fosse accaduto in precedenza, di nuovo recò la pizzetta al tavolo prescelto.

Non ho dubbi nel pensare e nel ritenere che questo gesto, piccolo, ma di grandissima sensibilità e valore morale, sia stato ciò che ha reso questa giornata unica e degna di essere vissuta e ricordata.

In calce devo aggiungere che tutti i gesti di affetto e di considerazione nei miei confronti mi emozionano, ma soprattutto mi stupiscono e mi lasciano sconcertato, con la consapevolezza di non meritarli.

Grazie Gigi per ciò che mi hai insegnato. Non lo dimenticherò.

Domenico Mazzullo

 

Lascia un commento