Capodanno

 

La signora Eunice da anni viveva sola, non rammentava nemmeno lei da quanti anni ciò accadesse.

Ricordava solo che la sua solitudine era iniziata da quando una volta aveva discusso animatamente, non sapeva neppure più perché, con la sua unica sorella, unica parente vivente e questa abbandonandola, vivevano assieme, le aveva detto:

“ Non ti sopporto più. Sei una egoista fredda e crudele. Meriti di vivere sola”

Ed Eunice si era adattata, abituata rapidamente alla sua solitudine, trovandola anche gradevole, permettendole questa di disporre a piacimento del proprio tempo e della propria libertà.

Eunice sapeva che la notte del 31 di dicembre, l’ultimo giorno dell’anno, la tradizione vuole che si saluti l’anno vecchio che va via, gettando dalla finestra una cosa vecchia, inutile, di cui non abbiamo più bisogno e di cui vogliamo disfarci.

Quest’anno Eunice aveva deciso di rispettare la tradizione e si mise alla ricerca di quel “qualcosa”, certa di trovarlo facilmente.

Pensò alla vecchia caffettiera “napoletana” che non usava più da tempo, da quando aveva acquistato una più comoda e più rapida caffettiera elettrica, ma ancora funzionava perfettamente e poi in fondo le era affezionata.

Pensò anche ad una vecchia stufetta elettrica, che le aveva riscaldato i piedi nei freddi inverni, ora sostituita da un più efficace calorifero, ma la stufetta le ricordava Temistocle, il vecchio gatto, ormai morto da anni, che si accoccolava ai suoi piedi, forse per affetto verso di lei, o forse per il calore che emanava dalla stufetta.

Pensò anche ad una vecchia cornice tarlata ed ormai inservibile, senza più nulla dentro.

Ma aveva contenuto il ritratto della sua mamma da anni defunta e le sarebbe sembrato blasfemo ed irriverente disfarsene.

Eunice cominciava ad essere preoccupata; la mezzanotte si avvicinava a grandi passi e per quanto si aggirasse per casa, non riusciva a trovare nulla, proprio nulla che fosse vecchio, inutile, inservibile, non legato ad alcuna affetto, o ricordo e di cui disfarsi.

Intanto la vecchia pendola che dominava una parete del salotto buono, cominciava a battere i dodici rintocchi della mezzanotte.

Eunice ebbe una idea improvvisa e meravigliosa, finalmente aveva trovato la cosa inutile di cui disfarsi.

Aprì la finestra di colpo…..e si lasciò cadere giù dolcemente.

 

Domenico Mazzullo

 

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